Giorno 15 (3 novembre)

Al mattino per puro caso (la bottega in cui andiamo solitamente è chiusa) scopriamo un mondo nuovo: a meno di un kilometro da noi c'è una specie di centro commerciale (altamente turistico) in cui troviamo una panetteria (con paste fresche per la colazione e vero pane) ed un supermercato gestito da un italiano... il bello della situazione è che ciò ci permette di riassaporare i gusti della cucina italiana (una delle poche cose in cui mi sento fortemente nazionalista), il brutto è che questa non è la vera Africa, ma un angolo di Europa in terra africana.

Piccola discussione sul pane con Sylvia: lei dice che "bread is not food, only a snack" al che io gli dico che un'idea del genere meglio che non la esprima ad alta voce nel caso venisse in Italia.  

Dall'omino del pesce comperiamo le aragoste. Ecco, il più grande pensiero della giornata sarà:"Riusciremo a cuocerle in maniera decente?"...finchè sono queste le preoccupazioni della vita!


 



Al pomeriggio ritrovo il tipo che mia veva promesso i sandali. Inizia araccontarmi una improbabile storia, secondo la quale sarebbe rimasto ingiustamente coinvolto in una retata e aveva dovuto usare i miei soldi per uscire di prigione... rido perchè si sforza di essere veramente convincente ed alla fine baratto i sandali mai avuti con delle mascherine di legno abbastanza carine.
Magari ci ho perso un po' ma è sempre meglio di niente e fa un po' folklore.
Giornata shopping per prendere un po' di ricordi e regalini. Verso sera faccio un lungo giro sulla spiaggia: ci sono parecchie strutture per turisti (hotel, villini, cottages), ma per fortuna non c'è ressa. In alta stagione però il luogo non deve essere molto diverso dalla riviera romagnola (per l'affollamento).

L'aragosta per cena ci impegna un po'; alla fine il risultato è un po' al di sotto delle aspettative: "semplicemente" un grosso gambero... di sicuro la nostra poca esperienza non ci ha aiutato.